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L’era dell’internet of medical things, tra smart hospital e sicurezza informatica

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21 Gen 2022 | Healthcare

Secondo le stime, entro il 2026 gli ospedali di tutto il mondo utilizzeranno ben 7 milioni e mezzo di dispositivi collegati a Internet, circa 3850 device per struttura pari a una crescita del 230%: siamo di fronte all’inizio della rivoluzione dell’internet of medical things grazie alla specificità dell’e-health. Già nel 2021 sono ben 3,2 milioni i device connessi impiegati per i servizi di smart hospital e a svolgere un ruolo cruciale saranno l’avvento del 5G e i servizi erogati in modalità real time.

A darne conto è lo studio “Smart hospitals: technologies, global adoption & market forecasts 2021-2026”, svolto da Juniper research, secondo cui la diffusione maggiore avverrà in Paesi come Cina e USA. Gli smart hospital di questi Paesi, infatti, sono alla guida dell’adozione globale di dispositivi connessi per la sanità e, entro il 2026, rappresenteranno rispettivamente il 21% e il 41% dei device connessi. Ciò avverrà grazie al livello già oggi molto alto di digitalizzazione delle strutture sanitarie e al potenziamento delle iniziative digitali in seguito alla pandemia.

Sebbene il mercato della IoMT fosse già ben avviato, è stata l’emergenza sanitaria ad accelerarne lo sviluppo. Un esempio viene proprio dai servizi di monitoraggio da remoto, al centro ormai dell’offerta degli smart hospital, che richiedono le prestazioni delle reti 5G, ma anche dai robot utilizzati in chirurgia e dagli strumenti che migliorano l’assistenza ai pazienti, la produttività del personale medico e l’efficienza delle strutture.

Sarà perciò cruciale l’avvio di collaborazioni tra il mondo sanitario, i vendor tecnologici e le telco, ma anche una maggiore attenzione alla sicurezza informatica. Nei giorni scorsi, il gruppo di criminali informatici LockBit 2.0 ha iniziato a diffondere in rete i dati sottratti all’azienda sanitaria di Padova, che vanno dai referti medici alle buste paga, ma anche esiti dei tamponi del personale sanitario. Non è ancora chiaro se queste informazioni siano una parte di un database ancora più grande e le indagini sono ancora in corso, ma questo – gravissimo – episodio sottolinea la vulnerabilità di aziende sanitarie, ambulatori pubblici e ospedale rispetto alle aziende private. L’attacco è avvenuto tramite un ransomware, uno dei più comuni ed efficaci poiché causa molti danni, ma non richiede grandi strumenti organizzativi e consente ai criminali un basso tasso di rischio poiché scovarli non è affatto semplice. Ma perché la sanità è così vulnerabile?

Il primo motivo si ritrova nell’impreparazione, della sanità e della PA in generale, ad affrontare questo tipo di attacco: i responsabili informatici sono pochi, raramente ai dipendenti viene richiesta l’applicazione di accorgimenti minimi in materia e le risorse sono scarse. Il secondo motivo risiede nell’arretratezza tecnologica della sanità nel nostro Paese, che si affaccia verso la rivoluzione digitale utilizzando sistemi precari e a rischio. Eppure, le norme ci sono, sia a livello italiano che a livello europeo, e le risorse del PNRR potrebbero fare la differenza. Sarà complicato rimediare in tempi brevi, ma è una sfida che il nostro Paese e il nostro sistema sanitario non possono perdere.

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