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Siamo pronti ad accettare un robot come medico?

Potranno mai l’intelligenza artificiale e la robotica sostituire del tutto gli uomini in attività cliniche? È plausibile, anche se è ancora troppo presto. Dati alla mano, si può senza dubbio affermare che le nuove tecnologie hanno in sé il potenziale di rendere la sanità migliore, più veloce e più accessibile per tutti.

Nel novembre 2016 PWC e YouGov hanno esaminato oltre 11mila persone provenienti da 12 paesi sparsi tra Europa, Medioriente e Africa (Belgio, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Svezia, Regno Unito, Nigeria, Sud Africa, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti) per tentare di scoprire tre cose:

  1. se ci fosse un reale interesse verso l’introduzione dell’Intelligenza Artificiale e della Robotica nella cura della salute
  2. le circostanze in cui ci sarebbe una maggiore o minore volontà di sostituire la macchina all’uomo
  3. la percezione dei vantaggi e degli svantaggi dell’utilizzo di AI e robot nell’healthcare

Il 48% del campione era costituito da donne, mentre il 52% da uomini. Entrambi i sessi sono stati divisi in cinque fasce di età.

Di seguito sono riportati i risultati relativi al primo punto, ovvero “In quale caso, e in che misura, gli intervistati sarebbero stati disponibili a sostituire la professionalità di un medico alla potenza di calcolo di un robot”. Una percentuale significativa di intervistati si è dimostrata altamente predisposta a lasciar gestire a robots o ad A.I. alcuni dei trattamenti, test o servizi sanitari proposti e si è detta speranzosa che queste nuove tecnologie fossero inserite a pieno regime nei propri paesi.

Nello specifico la “disponibilità” verso la gestione artificiale è stata riposta soprattutto verso cinque tipi di servizi:

  1. Monitorare le condizioni del cuore (41%)
  2. Amministrare un test che controlli il ritmo cardiaco e fornire consigli basati sui risultati (37%)
  3. Rilasciare consigli personalizzati relativi alle attività di fitness (37%)
  4. Prelevare il sangue, analizzarlo e fornire i risultati al paziente (32%)
  5. Basandosi su test e ricerche scientifiche, consigliare il paziente sulla migliore soluzione per la cura del cancro (17%)

Di contro, il 20% degli intervistati si è dichiarato totalmente contrario a lasciare all’Intelligenza Artificiale la possibilità di poter operare in qualunque settore della sanità umana.

Forse è davvero ancora troppo presto per vedere nelle corsie di ospedali e strutture sanitarie robot in camice bianco, ma di certo la scienza medica implementerà sempre di più, in misura del tutto esponenziale, tecnologie relative all’intelligenza artificiale e alla robotica. Oggi, infatti, l’intelligenza artificiale nella diagnosi viene largamente utilizzata in alcuni Paesi, come gli Stati Uniti, per il supporto alla diagnosi. Sistemi evoluti come IBM Watson, infatti, offrono un’accuratezza diagnostica di oltre il 90% per alcune patologie. Sta comunque al medico decidere per ultimo, in base alla propria esperienza, se avvalersene oppure no.

E già fa capolino, sulle scene giuridiche e assicurative, la necessità di dover definire, quanto prima, quali sarebbero (e come trattarle) le responsabilità di una macchina o di un software nei confronti dei pazienti. Ma questo è un altro argomento.

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