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Stiamo davvero vivendo l’era dei cyborg?

Ormai sono passati due anni da quando Neil Harbisson è stato dichiarato il primo cyborg legalmente riconosciuto al mondo dopo aver corretto la sua Achromatopsia (la sindrome che genera la cecità totale al colore) installando un’antenna direttamente nella sua scatola cranica. Presto, però, questo fantascientifico caso potrà essere uno dei tanti.

La nostra capacità tecnologica ha finalmente raggiunto il punto in cui sarà possibile risolvere alcuni disturbi potenzialmente mortali attraverso il ricorso a dispositivi elettronici. È il caso ad esempio di una pionieristica ricerca dell’Università della Virginia per realizzare il primo pancreas artificiale della storia, un dispositivo che consente di collegare gli smartphone a un sensore che controlla costantemente il livello di zucchero nel sangue.

Il pancreas non è l’unico organo che potrebbe essere sostituito con un dispositivo artificiale. Molte aziende stanno già investendo ingenti somme nello sviluppo di organi artificiali. Secondo un’analisi recentemente rilasciata da Big Market Research, che si occupa di monitorare le condizioni di crescita storiche attuali e futuristiche del mercato degli organi artificiali globali, il mercato degli organi artificiali conoscerà una vera e propria impennata nel periodo 2016-2026, soprattutto grazie a due fattori: il progresso tecnologico e l’accresciuta accettazione della tecnologia da parte dei pazienti.
In particolare per:

  • Sostituzione ossea o articolare – anca, ginocchio, arti, dita
  • Sostituzione della pelle o del tessuto molle – pelle, muscoli, seni
  • Gli organi interni – cuore, rene, pancreas, fegato, vasi sanguigni
  • Organi sensoriali – orecchie, occhi

Secondo il professor Roy Shuvo, direttore dei reparti di Bioingegneria, Scienze Terapeutiche e Chirurgia, dell’Università della California, un rene artificiale impiantabile sarà disponibile per i pazienti attualmente in trattamento di dialisi entro la fine del decennio.
In pratica è possibile che nei prossimi anni la medicina sarà al tal punto evoluta che negli ospedali i pazienti potrebbero non dover essere costretti ad aspettare mesi per un trapianto, ma potrebbero in poco tempo ritornare alla vita normale grazie ad organi perfettamente funzionali e artificiali. Gli organi artificiali potrebbero inoltre ridurre il rischio di rigetto e soprattutto non costringere più i pazienti ad assumere immunosoppressori per il resto della vita.

Stiamo entrando nell’era dell’immortalità?

Per alcuni le potenzialità degli organi artificiali potrebbero non limitarsi soltanto a salvare delle vite umane, ma potrebbero portare ad aumentare la durata della vita stessa. Se infatti gli organi con cui siamo nati hanno “una data di scadenza”, gli organi artificiali potranno essere sostituiti più e più volte aumentando per quanto è possibile la vita dei pazienti. C’è chi poi si sta spingendo ancora più oltre immaginando la creazione di autentici cyborg dotati di una sorta di “super poteri”. È il caso dell’ inventore e imprenditore Elon Musk che recentemente ha annunciato che sta sviluppando un “laccio neurale”, un dispositivo che potrebbe migliorare e crescere con il cervello e che sarà progettato per portare l’intelligenza umana fino a livelli attualmente inimmaginabili. Lo stesso Musk ha affermato, non si sa quanto ottimisticamente, che si potrebbe anche facilmente realizzare organi sensoriali come occhi e orecchie artificiali in grado di dare alle persone dei super sensi.

Ovviamente tutte queste prospettive creano non pochi dubbi etici. Cosa accadrà al genere umano se davvero gli organi artificiali e la cibernetica potrebbero portarci nell’era dell’immortalità? Al momento non sappiamo se sarà così. Molti ci sperano, ma solo il tempo lo dirà.

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