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La seconda vita dei Google Glass

18 Ago 2017 | Industria 4.0

Sono passati esattamente cinque anni da quando il cofondatore di Google Sergey Brin presentò in una spettacolare cerimonia per la prima volta i Google Glass. Agli occhi degli stupiti spettatori sembrò di assistere ad una vera rivoluzione, capace di cambiare per sempre il modo di concepire il web e il futuro. Con il loro minuscolo visore il Google Glass sembravano uno strumento proveniente direttamente dal XXII secolo, o il frutto realizzato e tangibile della fantasia di un brillante scrittore di fantascienza. Con dei movimenti semplici e intuitivi, senza l’ausilio delle mani, si potevano scattare fotografie, girare video semplicemente guardando in direzione dell’oggetto, effettuare videochiamate, ottenere direttamente sulle lenti le indicazioni stradali per raggiungere un certo luogo e persino rispondere ai messaggi e interagire sui social network. Una rivoluzione insomma, per alcuni dall’impatto persino maggiore a quelli degli smartphone. Eppure nonostante i faraonici investimenti in pubblicità, le potenzialità infinite, la discussione sui social e sui media tradizionali, questa rivoluzione non è mai decollata veramente. Addirittura Google, dopo aver procrastinato l’avvio delle vendite a un momento imprecisato del 2015, è stata sul punto di abbandonare il progetto.

In poco tempo la rivoluzione che aveva catalizzato l’attenzione estasiata degli addetti al settore è completamente sparita dai radar dei mass media. La tecnologia di cui tutti parlavano è stata presto dimenticata come un tormentone estivo. Tuttavia lungi da farsi scoraggiare da un simile buco nell’acqua, Google, ha deciso di testarne le potenzialità in un contesto diametralmente opposto a quello per il quale era stato inizialmente lanciato.

Il nuovo progetto chiamato Glass Enterprise Edition è stato riaffidato alla divisione X che si era occupata dello del prototipo prima che l’intera produzione fosse strutturata per essere un prodotto alla moda e per tutti adatto all’intrattenimento. Per prima cosa Jay Kothari e il suo team hanno pensato di stringere accordi con potenziali aziende interessate alla sperimentazione dei Glass in ambito lavorativo.

La prima grande società che ha deciso di sperimentare queste apparecchiature è stata la GE Aviation a Cincinnati, Ohio, leader nel mercato della manutenzione degli aerei di linea. Un po’ come avvenuto per la Realtà Aumentata , utilizzato per la prima volta nel 1990 da due ricercatori della Boeing Inc. per cercare di risolvere l’annoso problema dell’utilizzo di complicati diagrammi di cablaggio e degli schemi elettrici cartacei degli aerei, anche i Google Glass hanno avuto una nuova vita in ambito aerospaziale. Grazie alla collaborazione con Upskill, che ha curato il disegno dei nuovi vetri, i nuovi modelli prodotti da Google hanno portato ad un miglioramento dell’efficienza dei meccanici del 8-12%.

Ancora più eclatante è stato il caso della AGCO, un’azienda dal valore di mercato di 7 miliardi di dollari che si occupa della costruzione di su misura trattori e altri mezzi agricoli. Come raccontato da Steven Levy su Wired, prima di utilizzare i Glass, la AGCO aveva tentato inutilmente di risolvere l’annoso problema della complessità dei manuali di istruzioni. Essendo un’azienda specializzata nella produzione di macchine ad alta precisione, negli stabilimenti gli operai erano costretti a staccarsi dalla catena di produzione per leggere i manuali con un’ovvia perdita di tempo. Per risolvere il problema gli ingegneri della AGCO avevano provato a dotare gli operai di un computer portatile, ma anche questa soluzione si era rivelata inutile. Nel 2013 i responsabili di produzione avevano acquistato un primo prototipo di Google Glass, subito scartato a causa della durata troppo breve della batteria. Nel 2015 AGCO e il team di Kothari hanno iniziato a apportare delle modifiche strutturali ai Glass per renderli un prodotto su misura per le esigenze della catena di montaggio. A partire dal 2016 tutti gli operai dello stabilimento di Jackson sono stati dotati di questi speciali occhiali modificati. Attraverso gli occhiali, possono consultare le istruzioni e avere al tempo stesso le mani libere: per cambiare pagina devono solo pronunciare la frase “OK Google, procedi” e nel caso di dubbi gli operai possono scattare una foto attraverso la fotocamera e condividere l’immagine con un superiore. Quella che sembrava una tecnologia nata morta ha insomma permesso ad AGCO di ridurre i tempi morti nelle aree di assemblaggio e di semplificare la vita agli operai, che possono lavorare con meno incertezze e dubbi.

Storie analoghe sono state raccontate dai responsabili di Boeing, Volkswagen e di altre aziende, a conferma dell’utilità dei Glass negli ambienti di lavoro, compresi gli ospedali. Tutto ciò ha fatto ritornare l’entusiasmo in Google che confida che queste esperienze positive possano incentivare altre aziende, non necessariamente così grandi, a comprare i suoi occhiali con la promessa di poterli adattare alle loro esigenze. Al momento non possiamo dire, anche memori dell’esperienza pregressa, se i Glass cambieranno completamente il modo di lavorare in fabbrica. Cero è che ancora una volta Google ha dimostrato una straordinaria capacità di adattarsi alle esigenze di mercato e di cambiare in corsa il proprio business model, anche a costo di gettare all’ortiche importati investimenti.

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