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Octobot: il robot soffice ed energeticamente autonomo

5 Mag 2017 | Industria 4.0

Nel 1999 Larry e Andy Wachowski portarono sullo schermo Matrix, un film cult per gli appassionati di fantascienza. L’informatica era entrata ormai in quasi tutte le case del mondo occidentale e le connessioni tra i computer attraverso la linea telefonica avevano ancora un certo sapore di meraviglia e mistero.

Nella logica del film, il sistema informativo che creava il mondo di Matrix non era alimentato da energia derivante da combustibili fossili e nemmeno da fonti rinnovabili (così come le intendiamo noi), ma dall’energia elettrochimica prodotta dai corpi degli esseri umani che erano agganciati al sistema.

I Wachowski non arrivarono a immaginare macchine autosufficienti dal punto di vista energetico, ci hanno pensato invece alcuni ricercatori della Harvard University che hanno creato e messo a punto Octobot, il primo robot autonomo dal punto di vista energetico e funzionale.

Per muovere i suoi otto tentacoli e spostarsi Octobot utilizza un sistema pneumatico, alimentato da una riserva di acqua ossigenata che reagisce con un catalizzatore di platino per sviluppare gas, consentendo la “messa in moto” del sistema motore del robot. Praticamente Octobot è capace di muoversi con pochi centesimi di H2O2!

Octobot, robot soffice

Octobot è anche il primo robot soffice mai creato dall’uomo! Octobot (ispirato al polpo) è del tutto privo di materiali duri e, per questo motivo, più adatto a interagire con ambienti non già strutturati ad accogliere robot e a manipolare oggetti per i quali non sia stato precedentemente configurato. Robert J. Wood e i suoi colleghi della Harvard University hanno spiegato, in un articolo pubblicato su Nature, che Octobot è stato creato con un procedimento che unisce la stampa litografica dei circuiti di controllo, la fusione e la stampa in 3D con materiali soffici.

Anche il chip di controllo è stato realizzato con soft materials: si tratta di un sistema basato sulla cosiddetta tecnica microfluidica, con la quale il “corpo” del robot è disseminato di micropori nei quali transitano microflussi di fluidi, manipolabili come se fossero corrente elettrica.

Il futuro è nella robotica soffice?

I ricercatori di Harvard hanno gettato le basi di una nuova generazione di robot, le cui applicazioni sembrano davvero tantissime: dalla realizzazione di protesi utili alla riabilitazione dei pazienti (ad esempio per le ginocchia o le caviglie) alla creazione di minirobot utilizzabili per operazioni endoscopiche, dalle procedure di manutenzione di robot “rigidi” a quelle di ricerca e salvataggio in caso di disastri ambientali.

Qualcuno teme che la tecnologia di Octobot potrà un giorno dare il via alla creazione di arti od organi robotizzati in sostituzione di parti del corpo umano, al fine di creare dei veri e propri uomini bionici. Ciò non deve preoccupare: la tecnologia (soprattutto in campo medico) sta facendo negli ultimi 100 anni dei veri e propri passi da gigante e ciò che oggi sembra del tutto normale (come ad esempio un trapianto di cuore o l’applicazione di una protesi artificiale e semiautomatica) solo qualche decennio fa sembrava pura fantascienza.

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