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Link: premesse tecniche e implicazioni giuridiche

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23 Dic 2019 | Informatica

Quando nella nostra quotidianità, lavorativa e non, parliamo di link facciamo riferimento a oggetti software suscettibili di rilievo giuridico.

Partiamo con ordine.

Un collegamento ipertestuale o hyperlink è un oggetto software che rinvia a un altro oggetto software: consente di accedere a nuove informazioni a parte da un ipertesto diretto e immediato che costituisce un indirizzo della nuova risorsa a cui accedere.
Gli hyperlink nascono nel contesto del World Wide Web e degli ipertesti basti ricordare che le prime versioni del WWW avevano come fulcro proprio una serie di documenti (ipertesto) messi in relazione tramite collegamenti ipertestuali.
Grazie all’hyperlink possiamo raggiungere risorse quali documenti testuali, file, immagini o video distribuite su un grafo ed effettuare una lettura non lineare: i documenti non devono essere disposti in una maniera precisa per essere letti, ma il processo di lettura dipende dalla volontà del navigatore. Le pagine del WWW risultano perciò costituite da una o più risorse di questo tipo e il passaggio da una pagina all’altra avviene attraverso un’operazione nota come web surfing o più semplicemente navigazione.
Il WWW è quindi un ipertesto in cui sono necessari:

  • Un meccanismo informatico che consenta di localizzare ogni risorsa ed è per questo motivo che nasce l’Uniform Resource Locator (o URL);
  • Un protocollo di comunicazione che consenta sia l’accesso alle risorse che il trasferimento dati e nasce così l’HyperText Transfer Protocol (HTTP);
  • Un linguaggio ad hoc per la descrizione dei documenti ipertestuali, noto come HTML (Hyper Text Markup Language).

Il paradigma informatico, dal punto di vista infrastrutturale, necessita invece di un Client (fisico o virtuale) che richieda la risorsa e un Server che contenga la risorsa e la distribuisca.

Seguendo il modello Client/Server, il processo di reperimento della risorsa attraverso hyperlink presuppone che i client utilizzino un procollo HTTP per connettersi a un server specifico identificato attraverso URL, che contiene al suo interno sia l’indirizzo del server remoto che la locazione della risorsa nel server stesso. I client dovranno poi richiedere al server la pagina web o le risorse desiderate e, una volta ottenuta la pagina completa delle risorse, potranno accedervi e visualizzarle in forma testuale e/o grafica. I server, a loro volta, resteranno in attesa di eventuali connessioni da parte dei client, utilizzeranno il protocollo HTTP per rispondere alle richieste e inviare le pagine web e le risorse.

L’hyperlink è divenuto ormai il centro nevralgico della navigazione e della diffusione dei siti web.
I motori di ricerca hanno elaborato algoritmi che restituiscono l’elenco delle pagine pertinenti nella pagina dei risultati (SERP): l’ordinamento e il numero di link da e verso ogni pagina web sono centrali nelle logiche utilizzate dai vari motori di ricerca, ma l’hyperlink e le misure che ruotano intorno ad esso sono pilastri del loro stesso funzionamento.
Per avvicinarci all’indagine in senso giuridico dobbiamo ricordare che il collegamento profondo – o deep linking – è la tecnica attraverso la quale all’interno di una pagina di un sito viene riferita la risorsa o la pagina di un altro sito web. I collegamenti attraverso URL sono possibili verso:

  • la home page,
  • una specifica pagina/risorsa interna,
  • una web application (un sito web in grado di ricevere parametri e agire di conseguenza).

Nel primo caso parleremo di surface link, nel secondo e nel terzo di deep link. Proprio intorno a questi ruota un dibattito di natura extra-giuridica perché l’accesso diretto a una risorsa non consente al sito ospitante il controllo della navigazione e ogni pagina può essere suscettibile di diverse disponibilità in base a data e ora o alla collocazione geografica del client. Le pagine interne inoltre, cambiando struttura e posizione, potrebbero dare origine a errori di navigazione. L’accesso ai deep link impedisce poi di navigare attraverso percorsi specifici che consentirebbero di favorire le vendite oppure di orientare l’user experience. Si tratta di una pratica molto diffusa che riguarda risorse esterne multimediali e componenti <embed>.

Il framing è invece un metodo estremo di accesso a risorse esterne: i frame sono le cornici in cui viene inserita una pagina web diversa dalla pagina contenitrice e non consente all’utente di comprendere quale sia il confine tra i due contesti.
Bisogna poi distinguere i permalink, o collegamenti permanenti, che indicano gli hyperlink capaci di garantire l’accesso alla risorsa nel tempo: sono utilizzati soprattutto da blog, forum e siti di informazione.
Nelle ultimissime evoluzioni dell’HTML è andata raffinandosi sempre più la tecnica che consente a un contenuto multimediale di essere accessibile in aree specifiche all’interno di un’immagine.

È necessario ricordare che i motori di ricerca indicizzano i contenuti attraverso parametri meglio ottimizzati su pagine progettate singolarmente: nascono così le landing page che non contengono hyperlink e permettono una sola azione, come la richiesta di un contatto oppure l’inserimento di una e-mail.
Infine, una menzione speciale va all’hashtag che è un vero e proprio identificatore di un argomento specifico: preceduto dal simbolo #, consente di accedere ai documenti attraverso un filtro, utilizzando cioè l’etichetta (tag) attribuita alle risorse. Non sono hyperlink veri e propri e il loro uso avviene soprattutto sui social network, ma consentono comunque di accedere ai documenti di un sito in maniera tematica.
La varietà dei link solleva una serie di problematiche giuridiche, quali la proprietà intellettuale, il diritto d’autore, il diritto di personalità e criteri di valutazione e quantificazione di eventuali danni subiti.

(continua)

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