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Big data e intelligenza artificiale a servizio della lotta contro il coronavirus

11 Mar 2020 | Intelligenza Artificiale

In Cina la lotta contro il coronavirus passa anche per la tecnologia.
Mentre nella Repubblica Popolare Cinese il numero dei contagi scende progressivamente, trapelano i primi dettagli sulle decisioni del governo di Xi Jinping messe in atto per frenare l’epidemia che confermano una linea ben precisa: il Paese è pioniere delle nuove tecnologie.
I colossi dell’industria tech stanno infatti ricoprendo un ruolo di prim’ordine nell’emergenza e persino la tanto discussa raccolta dei dati personali dei cittadini, che scatena interrogativi in materia di privacy e non solo, si sta rivelando un alleato insostituibile.
Sono trascorsi diciotto anni dall’ultima grande emergenza sanitaria affrontata dalla Cina, la Sars, e da allora il Paese è cambiato radicalmente fino a divenire attore principale in settori strategici quali lo sviluppo e l’utilizzo di software intelligenti e la gestione dei dati.

Xi Jinping non ha perciò esitato e ha esortato colossi come Baidu, Tencent e Alibaba a mettere sul tavolo le loro migliori innovazioni: robotica, device connessi, ma soprattutto Big Data e Intelligenza Artificiale.
Proprio queste ultime sono le tecnologie utilizzate per sviluppare applicazioni in grado di sostenere e intensificare il sistema di sorveglianza cinese, tanto sofisticato quanto criticato, che vanta oggi 200 milioni di telecamere di sicurezza installate su tutto il territorio. E questo sistema viene utilizzato, da alcune settimane a questa parte, per mappare i movimenti del virus e far rispettare la quarantena ai pazienti infetti: le telecamere sono in grado di intercettare le persone che non utilizzano le mascherine e di effettuare una scansione termica in tempo reale così da individuare eventuali casi di febbre.
La società SenseTime, una delle principali aziende specializzata in intelligenza artificiale in Cina, ha reso noto che il suo software di rilevamento della temperatura contactless è stato implementato nelle scuole, nei centri pubblici e nelle stazioni della metropolitana di Shangai, Shenzhen e Pechino. La stessa SenseTime ha poi sviluppato una piattaforma in grado di riconoscere i volti dei cittadini anche se questi indossano le mascherine.
Alibaba, dal canto suo, ha messo a punto un sistema di diagnosi del nuovo coronavirus basato sull’intelligenza artificiale, in grado di rilevare i nuovi casi con un’accuratezza del 96% tramite TAC (cioè scansioni tomografiche computerizzate) in soli 20 secondi, abbattendo così drasticamente i tempi d’attesa dei più tradizionali tamponi.
Ma non finisce qui.

Secondo il quotidiano cinese Global Times, le forze di polizia di stanza nella provincia di Sichuan utilizzano caschi intelligenti in grado di misurare la temperatura corporea di chiunque nell’arco di ben 5 metri.
Lo smartphone si sta rivelando l’alleato più fedele: grazie ad alcune app, cittadini e autorità stanno fronteggiando l’emergenza in maniera più organizzata.
Un esempio? Alipay Health Code, l’app sviluppata da Alibaba che assegna a ogni cittadino un colore: verde, giallo oppure rosso, come un semaforo. Il colore indica chi può essere ammesso negli spazi pubblici, chi ha problemi di salute e chi invece deve rimanere in casa in quarantena. L’app, che si avvale dei big data in possesso del Sistema Sanitario Cinese, è stata adottata in oltre 200 città e consente di identificare così potenziali portatori del virus.
Tencent, la holding nota per la popolare app di messaggistica WeChat numero 1 in Cina, ha sviluppato Close contact detector: l’app utilizza un codice QR e avvisa gli utenti se entrano in contatto con un potenziale cittadino portatore di virus.
China Mobile, il maggiore operatore telefonico della Repubblica Popolare, ha condiviso con i media i dati di spostamento dei suoi utenti affetti da virus per tracciare le possibilità di contagio in determinate città.

La macchina tecnologica cinese sta riportando ottimi risultati nel rallentamento del contagio da coronavirus, dimostrando velocità ed efficienza.
Quel che ci domandiamo è quali saranno gli effetti diretti e indiretti sulla privacy dei cittadini cinesi a causa di questa utile ma massiccia accolta di dati.
Alcune di queste app infatti richiedono, durante la registrazione, di inserire il proprio nome, numero di telefono e numero di identificazione nazionale. A oggi, non il governo di Pechino non ha mostrato molta trasparenza nelle modalità di utilizzo di questi dati per i controlli incrociati e la diffusione di queste app porta con sé il timore crescente che possano verificarsi casi di discriminazione nei confronti dei cittadini infetti.

Tecnologia e IA a servizio della salute, ma a quale costo?

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