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L’intelligenza artificiale e la lingua

30 Set 2020 | Intelligenza Artificiale

Lo scorso giugno, OpenAI ha rilasciato la closed beta del servizio GPT-3 (Generative Pre-Training): si tratta di un algoritmo di machine learning che analizza i modelli statistici di trilioni di parole, estrapolate da discussioni sul web e libri digitalizzati.
I precedenti modelli utilizzavano regole che, per sintassi e analisi, erano codificate a mano, ma anche tecniche statistiche e reti neurali artificiali per l’elaborazione del linguaggio stesso capaci di apprendere dati grezzi. 
I trasformatori generativi pre-addestrati vanno invece in profondità e fanno affidamento su un trasformatore basato su un meccanismo di attenzione capace di apprendere le relazioni contestuali che esistono tra le parole in un testo. GPT-3, tramite una beta privata, è in grado di realizzare comunicati stampa, manuali tecnici, canzoni, racconti, ma anche tablature per chitarra e codici per computer. Il risultato è un testo fluente e credibile, ma se sottoposto a ragionamenti complessi emergono i limiti logici del software. Sinora, quindi, GPT-3 si è limitato a creare frasi a effetto, risposte distorte o senza senso, risposte errate e contenuti plausibili ma falsi.

Come sottolineato da Sam Altman, CEO di Open AI, «le aspettative verso il GPT-3 sono decisamente troppo alte. Ha ancora delle serie debolezze e qualche volta compie errori ridicoli». A questo, si aggiungono le osservazioni di Jerome Pesenti, capo della sezione IA di Facebook, il quale ha fatto notare come il software finisca per generare opinioni sessiste, razziste e antisemite.

Si può perciò affermare che GPT-3 diventa specchio della società in cui si interfaccia e mostra, in maniera acritica, virtù e difetti di chi popola la Rete. Tutto ciò suggerisce che il lavoro da fare sia ancora tantissimo, ma una nuova fase dell’intelligenza artificiale è alle porte e toccherà rispondere anche a una serie di quesiti ontologici: chi dovrà stabilire quali siano le tematiche e i toni corretti? Chi avrà il diritto di scegliere come e quanto limitare l’afflusso dei dati?

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