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Giornata delle donne e delle ragazze nella scienza: a pesare è il gender gap

11 Feb 2021 | News

Si celebra oggi la sesta Giornata Internazionale per le Donne e le Ragazze nella Scienza, istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2015. Non dobbiamo meravigliarci della necessità di sottolineare l’apporto fondamentale delle donne nella scienza. Basti pensare al fatto che, secondo recenti stime UNESCO, le ricercatrici nel mondo sono circa il 30% e su più di cinquecento premi assegnati nel corso del XX secolo, solo 17 sono le donne che hanno ricevuto un Nobel in ambito scientifico.  In Italia, in particolare, a pesare è ancora il divario di genere nelle cosiddette materie STEM: Science, Technology, Engineering and Mathematics. Il Recovery Plan ha acceso nuovamente i riflettori sulla tematica e dovrebbe prevedere l’investimento di fondi ingenti per provare a colmare un gap che è anche salariale: i laureati Stem dichiarano di percepire in media una retribuzione mensile di circa 1.510 euro, mentre quella delle donne ammonta a circa 1.428 euro. 

Oggi solo il 16,5% delle ragazze si laurea in facoltà scientifiche, a differenza del 37% dei ragazzi: il dato è migliore rispetto alla media europea, ma lo squilibrio è evidente. Il divario nasce già nelle scuole e prosegue nel mondo del lavoro: negli istituti tecnici si diploma solo il 22% delle giovani, nelle aree STEM solo un docente su cinque è una donna e le rettrici sono solo il 7%.

I dati diffusi da Save the Children dimostrano che, tra gli studenti ad alto rendimento nelle materie scientifiche, solo 1 ragazza su 8 si aspetta di lavorare in ambito scientifico; tra i ragazzi, questa aspettativa viene coltivata da 1 su 4.
Una discriminazione vera e propria, insomma: bambine e ragazze sono penalizzate da stereotipi, disuguaglianze di genere e mancanza di opportunità presenti già dalla primissima infanzia. La pandemia rischia di allargare ulteriormente questo gap, privando le giovani delle possibilità di sviluppare competenze e talenti. Per questo motivo, Save the Children ha avviato una campagna social con gli hashtag #noncivuoleunascienza e #civuoleunascienzata, con l’obiettivo di richiedere a gran voce investimenti nell’istruzione, nelle politiche di promozione per chiedere maggiori investimenti nell’istruzione e politiche di promozione delle pari opportunità con il coinvolgimento – vero – di donne e ragazze del mondo della scienza e del digitale.

A dare un’idea della situazione dal punto di vista lavorativo sono i dati Eurostat, che riservano una grossa sorpresa: nel 2019, Sardegna e Sicilia hanno impiegato più donne delle altre regioni d’Italia nei settori scientifici, ben il 37% del totale dei lavoratori. La media italiana si assesta al 34%, con 400mila donne contro 760mila uomini, che scende di un punto percentuale nel Nord-Ovest e nel Sud Italia. Va un po’ meglio in Europa, ma non tanto da cantar vittoria: le donne impiegate nei settori scientifici sono il 41%.

Moltissime sono le iniziative organizzate oggi nelle scuole, nelle università e in istituti scientifici. Il film rouge non poteva che essere “Donne scienziate in prima linea nella lotta contro la COVID-19”, affinché l’emergenza sanitaria sia un’occasione per dare finalmente voce alle donne impegnate in corsia, nelle aule, nei laboratori e per dare speranza alle generazioni che verranno. È proprio il caso di dirlo: il futuro nelle scienze deve tingersi di rosa.

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