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Competenze e applicazioni future, è necessario un balzo in avanti

13 Lug 2020 | Social Innovation

Lo sviluppo di abilità, qualifiche e competenze è un processo continuo: queste infatti cambiano nel tempo e devono essere sviluppate tenendo conto dell’evoluzione del mercato del lavoro.

Nei mesi precedenti all’emergenza sanitaria, i dati sull’apprendistato non erano confortanti: oltre il 20% degli adulti in Europa possiede solo le competenze alfabetiche di base; oltre il 70% delle imprese riferisce che la mancanza di competenze è un ostacolo per le rispettive attività e ben una PMI su quattro segnala difficoltà, talvolta gravi, nel reperire personale qualificato. L’emergenza da COVID-19 ha amplificato le tendenze del mercato del lavoro e ha accelerato sia le necessità che le opportunità di cambiamento.

Partiamo con ordine.
Secondo le più recenti previsioni, il passaggio a un’economia circolare, efficiente dal punto di vista delle risorse, a basse emissioni di carbonio e digitalizzata creerà entro il 2030 circa 1 milione di posti di lavoro.
La robotica e l’intelligenza artificiale, da sole, dovrebbero generare inoltre quasi 60milioni di posti di lavoro in tutto il mondo nei prossimi 5 anni, mentre altre occupazioni potrebbero cambiare oppure scomparire.
Per far fronte ai cambiamenti demografici ed economici, l’Europa dovrà così attingere alla sua diversità e ai suoi talenti. Viviamo un’epoca di transizione digitale e verde, destinate a ridefinire i nostri stili di vita, le interazioni e il lavoro. l’emergenza sanitaria ha inoltre accelerato la transizione digitale: il telelavoro e l’e-learning sono diventati una realtà per milioni di lavoratori e studenti.
Per questo motivo, la Commissione Europea ritiene che sia necessario ripensare il presente e il futuro rimettendo al centro degli interessi e degli investimenti le persone. E intende farlo attraverso la nuova Agenda per le competenze, articolata in 12 azioni, che punta a consentire ai cittadini di sviluppare competenze lungo tutto l’arco della vita, sbloccando investimenti a favore delle competenze in tutta Europa. La ripresa dovrà passare anche dagli sforzi volti a colmare le lacune in termini di competenze, promuovere l’imprenditoria, coinvolgere i giovani in attività formative e reinserire gli adulti nel mondo del lavoro. Il c.d. nuovo patto per le competenze riunirà i possibili investitori, contribuirà a centralizzare gli impegni per la formazione e a diffondere i dati sulle competenze che i servizi per l’impiego potranno utilizzare per indirizzare le persone verso gli ambiti in cui vi saranno carenze di competenze e opportunità di lavoro.
I primi settori di interesse saranno quelli più colpiti dalla crisi: sanità, edilizia, trasporti e turismo.

Gli obiettivi per i prossimi 5 anni sono ambiziosi e mirano a coinvolgere ogni anno 120 milioni di persone in attività di apprendistato e a garantire che il 70% della popolazione possegga competenze digitali di base. Colmare la carenza di competenze e investire in strategie di miglioramento e riqualificazione significa garantire un livello altissimo di resilienza ed equità, ma soprattutto rafforzare la competitività dell’UE in maniera sostenibile. Il nostro continente ha una grande storia di apprendimento fatta di creatività, scoperte, progresso e integrazione: in nome di quelle stesse radici comuni, nessuno sarà lasciato indietro.

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