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Internet potrebbe crashare? Ci serve un piano B

9 Mag 2017 | Social Innovation

Nel 2013 Danny Hillis cominciava il suo Ted mostrando un volume del 1982 nel quale erano pubblicati tutti gli indirizzi e-mail registrati fino al allora. Si trattava di un vero e proprio elenco globale ed era notevolmente meno spesso di “Guerra e Pace”. Secondo una proiezione oggi quel volume sarebbe spesso circa 40 chilometri.

Danny Hillis è un ingegnere e un matematico ed è stato il terzo essere umano a registrare un dominio web. Dal 1996 è co-amministratore della Long Now Foundation, una delle fondazioni di ricerca più visionarie degli ultimi 30 anni. La “visione” della Long Now Foundation è quella di “guardare lontano”, ricercare e sviluppare progetti che abbiano una vita lunghissima, proiettando il nostro presente in un futuro lontanissimo (un esempio è il celebre 10.000 Year Clock, un orologio capace di funzionare per ben 10 millenni).

La preoccupazione di Danny Hillis è che ci siamo così abituati ad usare Internet che ancora nessuno si è preoccupato di organizzare un piano B qualora Internet stesso crashasse. Pensiamoci bene, siamo tutti molto attenti a difendere i nostri dispositivi connessi a Internet da attacchi di virus o da malfunzionamenti che potrebbero rovinare o danneggiare i dati in essi contenuti, ma nessuno di noi, davvero, si preoccupa di cosa potrebbe accadere se Internet “smettesse di funzionare”.

E non si tratta di pura speculazione o di paranoie da nerd, ma di una possibilità realistica e già accaduta: era l’epoca di ArpaNet e tutta la rete andò in tilt per un codice mal impostato. Gli amministratori di sistema riuscirono a risolvere l’anomalia, ma dovettero spegnere ogni singola macchina connessa. Oggi questo sarebbe impensabile, sia per il numero enorme di dispositivi connessi, sia considerando che siamo a tal punto dipendenti dalla rete che per noi “spegnere internet” equivarrebbe a una catastrofe.

La breve conferenza di Danny Hillis parla proprio di questo e, seppure siano passati quasi quattro anni, ancora nessuno sembra aver colto la sua provocazione e avanzato il tanto richiesto piano B. Per questo motivo ci sembra opportuno e necessario rilanciare il suo intervento su TED poiché, parafrasando Machiavelli, l’umanità certo non può prevedere in dettaglio l’avversa fortuna, ma di sicuro può ipotizzarla e prevenirla. E questo è tutto lavoro di ricerca!

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