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Misurare l’apertura all’innovazione

2 Ago 2016 | Social Innovation

L’innovazione è lo strumento necessario allo sviluppo economico e sociale di un Paese, in quanto rappresenta una promessa imprescindibile per favorire la sostenibilità e il benessere sociale ed economico di una nazione.
Il concetto di «innovazione» è complesso e multidimensionale, in continua evoluzione. Una definizione piuttosto completa del termine è quella pubblicata dalla Comunità Europea e dall’Oecd nell’Oslo Manual:

An innovation is the implementation of a new or significantly improved product (good or service), a new process, a new marketing method, or a new organizational method in business practices, workplace organization, or external relations.

Favorire l’innovazione significa quindi adottare dei modelli di comportamento “smart”, che vadano dal promuovere un uso consapevole del denaro pubblico al generare spazi condivisi atti a favorire la partecipazione dei cittadini, dal favorire l’innovazione tecnologica al ricercare modelli di innovazione sociale.

Ad oggi manca una modalità chiara e condivisa per misurare la capacità di un Paese di fare innovazione e si profila l’esigenza di individuare una metrica che tenga conto della multidimensionalità di tale concetto. A questo bisogno ha provato a dare risposta Assirm, l’Associazione Italiana degli Istituti di Ricerca Sociale e di Opinione, elaborando l’Assirm Innovation Index (AII), uno strumento che vuole valutare la potenzialità di innovazione nei diversi Paesi. L’AII non vuole stilare una classifica rigida e definitiva delle nazioni rispetto alla quantità di innovazione promossa, ma si propone di generare insight circa le potenzialità dinamiche di un Paese, cioè i segnali deboli mostrati nel percorso verso l’innovazione di ciascun Paese. Lavorando sulle variazioni, e non sull’ ”innovazione in assoluto”, questo indicatore è in grado di cogliere ed enfatizzare la dinamica di innovazione di un Paese, cioè il suo impegno e la sua propensione.
Secondo l’AII, l’innovazione è composta da tre pilastri fondamentali:

  • Creation of ideas: riguarda l’investimento di un paese nella ricerca e nella produzione di idee innovative. Questo indicatore ingloba anche la misura delle ore lavorate e il numero di persone impiegate nel settore tecnico/scientifico;
  • Enabling conditions: riguarda le caratteristiche strutturali di un Paese, il contesto socio-economico in cui si opera. Ingloba la misurazione del PIL, la spesa per consumi finali delle famiglie, gli investimenti fissi lordi operati da un Paese e l’esportazione di merci.
  • Economic trust: si riferisce alle caratteristiche psico-sociali di un sistema, con particolare riferimento alla fiducia (sentiment) di consumatori ed imprese nei confronti dell’economia del Paese.

L’Assirm Innovation Index è stato calcolato sulla base dei database pubblici elaborati da Oecd Statistics, ha variabilità trimestrale e permette confronti internazionali, in quanto si basa sulle variazioni e non sui valori assoluti. Attualmente, l’Assirm Innovation Index è stato aggiornato al quarto trimestre del 2015 e, per quanto riguarda l’Italia, possiamo osservare un trent negativo che dal 2011 si protrae fino al secondo trimestre del 2013, per poi mostrare segni di ripresa costante a partire dal 2014. Per interpretare questo trend si può far ricorso alle vicende sociali, politiche ed economiche del nostro Paese, che possono fungere da spiegazione del diverso andamento delle dinamiche di innovazione. Rispetto alla situazione europea, considerando una rosa di 11 Paesi relativamente al 2015, l’Italia si piazza al 5° posto per indice di slancio innovativo. In cima alla classifica troviamo la Spagna, mentre in ultima posizione c’è la Grecia. Il pregio dell’AII è proprio quello di isolare e cogliere dinamiche innovative in atto anche sul breve periodo, consentendo di relativizzare i dati e di distinguere tra chi ha saputo compiere uno slancio e chi invece ha mantenuto una certa stabilità nei confronti del potenziale di innovazione.
L’Assirm Innovation Index si offre come un importante strumento diagnostico per aiutare gli attori dell’innovazione ad orientare le loro azioni per favorire il miglioramento e il supporto delle dinamiche innovative in atto in un Paese, ma non è in grado di prevedere se un Paese sarà effettivamente in grado di sfruttare questo potenziale e produrre innovazione e sviluppo.

Ma cosa pensano i cittadini riguardo all’innovazione e quanto sono aperti verso prodotti e servizi innovativi? Una ricerca in questo senso è stata svolta nel 2013 dal Laboratorio di Neuroscienze Applicate della Fondazione GTechnology, che ha condotto una ricerca per misurare la propensione all’innovazione delle persone, utilizzando metodologie neuroscientifiche e scegliendo come campione gli associati a Confartigianato Varese. L’obiettivo era quello di individuare cluster utili per la creazione di servizi di formazione e progetti operativi ad hoc per gli associati e per incrementare l’innovazione insita nell’associazione, con lo scopo finale di posizionare Confartigianato Varese come associazione di punta nella promozione e nella gestione dell’innovazione.

Il Laboratorio di Neuroscienze della Fondazione GTechnology ha inizialmente messo a punto un elenco di 50 concetti chiave legati all’innovazione, insieme ad alcuni responsabili di Confartigianato Varese. Tali concetti sono poi stati testati su 25 partecipanti al test, in tre sedi differenti, valutando i primi 750 msec di visione dello stimolo attraverso lo strumento EEG-Biofeedback che ne mostrava le reazioni emozionali.
I risultati così ottenuti sono stati poi confrontati con un modello, precedentemente messo a punto, costituito da un piano cartesiano per valutare quanto un concetto fosse innovativo e accettabile. E’ risultato che la coerenza media con il modello si attestava al 19.4%, mentre l’accettabilità media dei concetti era pari al 61.7 %.

Sono emersi cinque stili percettivi dell’innovazione, raggruppati in cinque cluster, cioè gruppi di soggetti che hanno avuto una reazione simile di fronte ai concetti presentati:

  • Gli incerti/i dubbiosi: a livello teorico hanno recepito i concetti chiave dell’innovazione, del pensare in modo innovativo per operare nella realtà, ma si sono fermati prima di cominciare a metterlo in pratica. Sono aperti alla formazione offerta da vari enti (non solo Confartigianato), ma non riescono a fare il passaggio dalla teoria alla pratica quotidiana perché gli impedimenti esterni sono ancora molti e perché non hanno cambiato il loro modo di agire nel mondo e nel mercato;
  • I follower di Confartigianato: l’innovazione da loro considerata è principalmente quella tecnologica, strumentale, ma non comprende una forma mentis innovativa;
  • I reticenti/frenati: sembrano frenati dalla congiuntura economica che impedisce loro di guardare al futuro in modo positivo, sono ancorati a problematiche concrete e “non spiccano il volo”;
  • Gli appassionati di innovazione: sono i più vicini al modello proposto da Confartigianato. Sono ancorati alla realtà, ma anche propositivi. Per loro non è sufficiente l’innovazione tecnologica, ma sottolineano l’importanza della forma mentis delle aziende che innovano;
  • L’outsider: è aderente al modello proposto da Confartigianato, ma, essendo concentrato sugli aspetti economici degli investimenti in innovazione, perde di vista il globale.

Confartigianato, di fronte a questa situazione, poteva offrire formazione su diversi temi ai differenti cluster e proporre consulenze one-to-one ai singoli associati. Il passo successivo proposto dal Laboratorio consisteva nell’acquisto dello strumento EEG-Biofeedback e del konw-how relativo ad esso da parte di Confartigianato, per condurre ricerche in modo più specifico e rappresentativo su un campione di soggetti più ampio.

Sul mercato nazionale, fino a questo momento, non era presente un sistema di misurazione della propensione all’innovazione realizzato attraverso studi neuroscientifici, quindi il progetto del Laboratorio di Neuroscienze ha avuto il merito di rappresentare l’innovazione sia rispetto all’approccio teorico individuato, sia della metodologia con cui è stato affrontato un problema, che sicuramente non è di facile risoluzione.

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